Luigi Labruna: il dialogo tra diritto, accademia e società civile

Luigi Labruna
Luigi Labruna

Il 7 maggio 2026, presso l’Aula Pessina dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, si terrà un importante incontro dedicato a Luigi Labruna, figura di spicco del panorama giuridico e intellettuale italiano. L’evento, intitolato “Luigi Labruna: il Maestro, lo Studioso, l’Intellettuale in dialogo con la società civile”, rappresenta non solo un momento commemorativo, ma anche un’occasione di riflessione critica sul ruolo dell’accademico nella società contemporanea.

Organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza e dal Consorzio Gérard Boulvert, l’incontro riunisce studiosi, giuristi e personalità del mondo culturale per analizzare le molteplici dimensioni della figura di Labruna. La struttura del programma evidenzia tale pluralità: dopo i saluti istituzionali del Rettore Matteo Lorito e della direttrice Carla Masi Doria, gli interventi si articolano in più sessioni, ciascuna presieduta da autorevoli figure accademiche. Questa articolazione non è casuale: riflette la complessità di Labruna, presentato non solo come docente universitario, ma anche come uomo impegnato nella società civile e protagonista di relazioni culturali internazionali.

Il profilo di Labruna: tra tradizione e innovazione

Dai titoli degli interventi emerge chiaramente il ritratto di un giurista capace di coniugare rigore scientifico e sensibilità sociale. Pietro Perlingieri lo definisce infatti “un giurista progressista fedele alle tradizioni”, sottolineando una tensione fondamentale del suo percorso: innovare senza rompere con il passato. Allo stesso tempo, contributi come quello di Massimo Di Lauro (“Dall’impegno scientifico all’impegno civile”) evidenziano il passaggio dall’attività accademica a una partecipazione più diretta alla vita sociale. Questi elementi suggeriscono una figura di intellettuale “completa”, capace di superare i confini dell’università per incidere concretamente nella realtà.

L’intellettuale in dialogo con la società

Uno degli aspetti più rilevanti dell’evento è il richiamo esplicito al rapporto tra sapere accademico e società civile. Non si tratta semplicemente di ricordare uno studioso, ma di interrogarsi sul ruolo pubblico del giurista. Interventi come quello di Giovanni Verde (“Le ‘refole’ e l’impegno civile di Gino”) o di Antonio Bassolino (“Gino Labruna, una bella persona”) pongono l’accento sull’impatto umano e sociale della sua figura, andando oltre il contributo strettamente scientifico. In un’epoca in cui l’università rischia talvolta di apparire distante dalla vita quotidiana, l’esempio di Labruna invita a recuperare una dimensione di responsabilità civile dell’intellettuale.

Un’altra dimensione fondamentale messa in luce dalla giornata è l’apertura internazionale di Labruna. Gli interventi dedicati ai rapporti con Besançon, con i Paesi oltre la cortina di ferro e con l’America Latina dimostrano come la sua attività abbia contribuito a costruire ponti tra diverse realtà culturali e giuridiche.

Questo aspetto rafforza l’idea di un accademico non chiuso nel proprio contesto nazionale, ma inserito in una rete globale di scambi e collaborazioni. In un mondo sempre più interconnesso, tale apertura rappresenta un modello ancora attuale per la ricerca e l’insegnamento. La conclusione dell’evento è affidata a una serie di ricordi e testimonianze personali, segno che l’eredità di Labruna non è solo teorica, ma profondamente umana. Questo elemento è particolarmente significativo: la memoria di un maestro non si conserva soltanto nei libri o nelle teorie, ma anche nelle relazioni che ha saputo costruire e nell’influenza esercitata sulle persone.

L’iniziativa dedicata a Luigi Labruna offre dunque uno spunto di riflessione più ampio: quale deve essere oggi il ruolo dell’intellettuale?

Attraverso il ricordo di Labruna emerge un modello chiaro: quello di un accademico capace di unire competenza scientifica, apertura internazionale e impegno civile. Un modello che appare particolarmente necessario in una società complessa, in cui il sapere rischia di diventare autoreferenziale.

In questo senso, l’evento non è soltanto una celebrazione del passato, ma un invito a guardare al futuro, recuperando il valore del dialogo tra università e società.

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